giovedì 7 gennaio 2010

Tecniche di rilassamento

Raggiungere il rilassamento, quale tecnica usare?

Per prima cosa si deve essere motivati al raggiungimento dello scopo, non basta dichiararlo, bisogna volerlo realmente. Il rilasciamento non è un processo del tutto conscio, e quando si lavora per esso si lavora soprattutto sul carattere dell’individuo e sulle sue reticenze.

Quali tecniche usare?

Personalmente divido le tecniche in due  branche.

  • Tecniche indotte

  • Tecniche autonome.

Le prime necessitano di un operatore e le seconde una volte imparate si eseguono in modo autonomo.

Cosa uso normalmente con i miei clienti e atleti?

Dipende da chi ho di fronte, il carattere del soggetto è l’ago della bussola da seguire. Ad esempio, un soggetto impaziente non troverà giovamento specie all’inizio di una tecnica di meditazione classica.

Le tecniche indotte.


Personalmente una tecnica estremamente potente, ma che richiede una formazione adeguata ed una “coscienza” è il Cranio Sacrale. Ho fatto un lungo percorso di studio in tal senso, non essendo interessato al sistema cura, ma esclusivamente al bilanciamento corpo/emozioni. Apprezzo molto il Cranio Sacrale per  la forza con cui permette all’individuo il ripristino di energie perse e un congiungimento profondo con il proprio intimo. Devo dire per correttezza che la forma da me utilizzata è diversa da quella insegnatami. Raccoglie diverse esperienze ed è finalizzata esclusivamente all’armonizzazione.

Il tocco gentile e non invasivo, ma abbastanza fermo e denso, che permette al corpo di avvalersi di un supporto su cui potersi appoggiare per sciogliere le matasse di tensioni è una grande occasione per trovare pace interiore e riprendere le energie perdute.

Il 50% delle persone che si affidano alla tecnica si abbandona immediatamente e raggiunge uno stato che è simile a quello che si prova quando ci si trova  tra sonno e veglia, alcuni inseguono immagini appartenenti al loro passato o di fantasia, cambiano la respirazione e la postura. Si riallineano.

Un 30% riescono a rilassarsi dopo due o tre sedute, cercano all’inizio di seguire il processo di bilanciamento e  si abbandonano in modo intermittente. Dopo appunto un paio di sedute, sbloccano i freni e si godono il rilassamento provocato dalla tecnica.

Un restante 20% rende le cose più difficili, e vuole più tempo, però alla fine si sblocca.

Nel percorso di congiungimento tra “nocciolo e superficie”, posso documentare reazioni particolari, lacrime, sorrisi, esplosioni di gioia, sonni profondi, movimenti autonomi di tutto il corpo o di sue parti. Per questo chi si avvicina a queste tecniche come operatore  deve essere preparato, non deve dialogare con il soggetto, solo ascoltare se il soggetto decide autonomamente di estrinsecare le sensazioni che prova e non deve giudicare o intervenire. Vedere Dio nel soggetto è  fondamentale per l’ottenimento dello scopo, solo con un grande rispetto per chi riceve è possibile ottenere grandi risultati.

Questa tecnica con gli atleti è eccezionale nel ricaricarli e indurre i processi di auto-riparazione del corpo, magari prima o poi ne riparlerò. Amo molto questa tecnica ma mi sottrae molte energie, quindi la uso solo quando serve realmente.

Per quanto riguarda le tecniche autonome insegno di solito delle tecniche miste, provando a modulare la respirazione del soggetto durante l’esecuzione di un esercizio di stretching.


Ad esempio: se il soggetto è bloccato in ispirazione o in espirazione cerco di capire quali muscoli sono bloccati e invito il soggetto ad allungarli mentre lavora sulla parte di ciclo respiratorio mancante, quando il soggetto raggiunge un buon equilibrio e prosegue da solo insegno tecniche di visualizzazione che rispondano alla natura del Soggetto.

Chi ama i monti non deve visualizzare il mare che fluisce nel proprio corpo, magari è più efficace una brezza leggera che muove le foglie od altro. Questo fino a quando il soggetto non inizierà a respirare liberamente e a visualizzare elementi in relazione con il suo vissuto.

Passo successivo l’utilizzo dei Mantra. Un Mantra può essere qualunque cosa che abbia una cadenza ritmica, ripetitiva che crei un positivo effetto di risonanza. Alcuni versi hanno proprietà particolari: per rimanere a casa nostra, l’ Ave Maria recitata in latino è un Mantra potente. Se vogliamo andare a cercare nel Sanscrito esistono molte frasi da ripetere con potenze analoghe.

Bisogna sfruttare la natura, ad esempio esiste un riflesso che si chiama riflesso da immersione che abbassa la frequenza cardiaca quando si è immersi, si evoca, spesso, anche semplicemente  immergendo il viso in una bacinella d’acqua.

Questo non vuole essere un invito a farlo ma a capire che per rilassarsi bisogna conoscere, conoscersi e lavorare sui meccanismi che già  sono presenti.

É tutto abbastanza complicato, ma con attenzione e pazienza ci si può lasciare andare.

Continueremo, a breve, con la seconda parte del post.


le foto sono di: Aggiecarrie, Alleh lindquist

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