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Non appendere le scarpe al chiodo




Questo di cui scrivo  è  l’esempio concreto di come cambiano le cose se si guardano da punti di vista differenti.

Alcuni mesi fa telefona un mio amico e cliente che vive all’estero e mi dice pressappoco così: ti chiamerà a breve un mio collega, mi raccomando, abbi pazienza con lui, non mandarlo subito a quel paese (non erano proprio queste le parole ...), sono convinto che tu lo possa aiutare, glielo ripeto da tre anni e finalmente si è deciso a chiamarti. Io rispondo, va bene, e preciso di non essere poi così rigido, lui si mette a ridere e ci salutiamo.

Mi telefona il tizio, un arbitro di un’altra regione, ha un problema alla schiena, dolori e rigidità tali da non permettergli di correre e arbitrare. L’ultimo medico che lo ha visitato gli ha detto che prima o poi bisogna accettare la vita e appendere le scarpe al chiodo, un’altro aveva dichiarato la sua schiena inoperabile, e ora capisco le raccomandazioni del mio amico ... Conoscendomi, sa che non gli avrei fissato l’appuntamento. Mi racconta un poco tutte le vicissitudini, le terapie, gli allenamenti e che nonostante tutto è riuscito a passare di categoria e non vuole perdere l’occasione di poter provare a fare carriera. Al momento non si allena da qualche mese e deve fare test, verifiche ed iniziare i campionati. Preciso per telefono, a scanso di equivoci, che non sono ne medico ne fisioterapista e che mi occupo di performance e allineamento corporeo, e che mi occuperò solo di questo, mi dice che già sa tutto. Invio l’informativa di rito, dove spiego nuovamente chi sono, cosa faccio e un preventivo di massima della spesa che andrà ad affrontare; vista la situazione invio il preventivo light, quello  per non atleti. Passa qualche giorno e mi richiama per fissare l’appuntamento.

Primo incontro.


Valutazione muscolare, risulta molto forte sulle gambe e bacino, ma debole su tronco e braccia. Valutazione Posturale, corrisponde al tipo E  o n° 5 dello schema di Bourdiol, poi modificato da Bricot, ovvero appoggio in varo e colonna vertebrale diritta e  praticamente senza curve, anzi, in questo caso con una tendenza all’inversione della cerniera lombosacrale. Valutazione chinesiologica, ci sono molte articolazioni chiave con un range di movimento scarso. A questo punto capisco che c’è stato un malinteso con il chirurgo, forse si erano capiti male, la schiena non è operabile perchè non c’è niente da operare, le piccole protusioni evidenziate dagli esami strumentali  non giustificherebbero, secondo il chirurgo l’intervento, e dato che la schiena  fa male non ci sono altre strade tranne quelle già seguite o dedicarsi ad un qualche hobby come la collezione di farfalle finte, ad esempio. Lo tranquillizzo, gli dico che non è il primo caso e che si risolverà tutto rapidamente. Finisco la valutazione e disegno il primo schema di esercizi che dovrà fare dall’indomani una volta rientrato a casa, intanto che analizzo le foto e creo un programma apposito. Facciamo all’interno della valutazione una sessione di allineamento corporeo, tenendo presente la tipologia posturale, ed alla fine della seduta  sta meglio.

Alcuni giorni dopo, spedisco il materiale: tutte le posture da fare, più gli esercizi per ricalibrare il tono muscolare, compreso un programmino minimo di allenamento diviso tra corsa e piscina. Ci sentiamo per alcune delucidazioni, mi dice che sta bene, poi tranne alcune brevi e-mail, non lo sento più. Dopo qualche tempo mi richiama per decidere se fare o non fare un test, decidiamo di aspettare, la schiena è in ordine, il livello di fitness ancora no. Bisogna poi abituarlo alle brusche decelerazioni, con degli esercizi appositi. In quel caso la cerniera lombosacrale lavora parecchio e la sua non è pronta.

Secondo incontro, lo rivedo per un controllo, va bene, funziona e stiliamo un calendario approssimativo, ci vedremo tra qualche mese per fare un lavoro in profondità, forse ... Mi richiama dopo una decina di giorni, ha avuto una “regressione”, mi raggiunge appena possibile e mi spiega che aveva avuto un dolore vicino al perone, credo in seguito ad una piccola distorsione,  e dovendo arbitrare si è fatto vedere da due fisioterapisti che hanno manipolato e trattato la zona della caviglia e sono riusciti a farlo arbitrare, e dopo qualche ora però è partito il blocco alla schiena. Facciamo un allineamento corporeo, si sente libero e va via. Si è allenato. Ha arbitrato e ora sta bene.

Da questa storia, che è ancora in corso d’opera, ho avuto un contatto via messaggi e mi dice che sta bene, si ricavano alcune considerazioni.

La prima è che non bisogna appendere le scarpe al chiodo se non si è andati a fondo nel problema. Guardare tutto da più punti di vista, e se non siamo stati capaci ad ottenere un risultato, prima di arrenderci cercare prospettive diverse.

La seconda è che dopo la valutazione specialistica e la somministrazione delle terapie del caso, farmaci e strumentali, se le cose non migliorano, bisogna cercare altrove ricordando che il benessere si trova all’interno di una biomeccanica funzionale.
La terza è che il concetto di globalità dovrebbe essere di tutti, medici, terapisti, chinesiologi, ecc. e dopo qualsiasi tipo di lavoro bisogna sempre riallineare tutto, e ancora ... sforzarsi a riallineare tutto.
Ma questo richiede tempo, il tempo è denaro, ecc...

Meditare

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