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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

Allenarsi a 40 anni e non morire.

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Non fare gli scongiuri e leggi. Allenarsi a quaranta anni, ma vale anche 30, a 50 o a 60 e non morire dal dolore, o  nel senso letterale del termine, penso sia un argomento degno di attenzione. Parliamone. Tra i quaranta e i cinquanta anni, in molti, scatta la voglia o la necessità di fare sport, di mettersi alla prova, di recuperare il fisico perduto o di farselo, per chi non l’ha mai avuto. Improvvisamente compare una nuova coscienza di se, o si è spinti da atri motivi tra cui la salute, e ci si ritrova in negozio a comprare indumenti sportivi pronti a fare gli “atleti”. Le motivazioni possono essere molte, su alcune meglio non indagare.
Tratto da storie di ordinaria follia….. lavorativa…..

Mal di schiena, i 10 (e più) luoghi comuni più diffusi.

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Mal di schiena, ne sento ogni giorno di tutti i generi, ecco i 10 (e più) luoghi comuni più diffusi, buon divertimento. Ne sento di tutti i generi, per lo più sono credenze che nel tempo si sono “solidificate” a tal punto da essere assunte a certezze. Per lo più si tratta di “scappatoie taglia corto ” da parte di professionisti che conoscono e praticano benissimo il loro lavoro, ma conoscono poco i campi vicini. Immagino che non avrebbero nemmeno il tempo di approfondire queste tematiche, o di seguire l’evoluzione e i risultati ottenuti dal soggetto. Mi sembra anche logico, io non saprei, nell’ordine: incidere la cute, praticare una laminectomia, e poi suturare. Non ho la più pallida idea di come si faccia, non lo faccio per lavoro perché non ho studiato per fare questo. Però ho studiato, e studio tuttora la statica e il movimento umano e ho accumulato in oltre 25 anni tra le35000 e le 40000 ore di esperienza diretta sul campo in queste tematiche. A ognuno il suo. Ec…

Giovani, la preparazione spontanea.

Giovani, la preparazione spontanea. Cosa non c’è più, cosa manca, cosa si può fare.
Osservando il mondo sportivo, con gli occhi di chi lavora con gli adulti, non posso non guardare indietro e cercare di comprendere come fare ad avere degli sportivi adulti migliori.
Che ci sia una notevole differenza, tra passato e presente, nello sviluppo delle capacità “fisiche” dei ragazzi è certo. Prima di pensare che non  valga la pena lavorarci, cerchiamo di capire cosa abbiamo perso, cosa non abbiamo più e come fare a colmare le lacune createsi.
Manca il gioco di strada, che detto così sembra poca cosa, ma se ci si pensa bene, con il gioco,  mancano: la socializzazione, la competitività, lo sviluppo di capacità fisiche e coordinative e l’uso dei sistemi energetici secondo ritmi biologici. Non ho intenzione di dilungarmi sulla materia, darò solo degli input, che se colti possono aiutare a cambiare le cose, o almeno, possono spingere qualcuno a mettersi a studiare un modo per cambiarle.
Una cosa che no…

Calabria, giovani sportivi e condizione fisica.

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Calabria, giovani sportivi e condizione fisica. Ovvero, la morte della triade Velocità Tempo e Distanza.
In Calabria, da mie osservazioni, la condizione fisica dei giovani atleti ha subito una tendenza inquietante verso il segno meno. Valutando per lavoro molti giovani atleti, provenienti da diversi sport, sia individuali che di squadra, e pur essendo alcuni di questi, atleti di talento, il gap fisico con i pari età di altri periodi storici è notevole. Purtroppo anche il confronto diretto con altre regioni d’Italia non è confortante e attualmente tende a farci rimanere nelle retrovie.
Prenderò come spunto la pallacanestro, sport, dove avendo svolto per un paio di anni l’incarico di Preparatore Fisico Territoriale ho avuto l’opportunità di osservare in azione i migliori prospetti del basket Calabrese, questo comunque è un esempio sovrapponibile a molti altri sport, e a molte altre regioni.