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Sconfiggere la fatica con la terapia cranio sacrale.

Le tecniche e i metodi per raggiungere la massima performance in ambito sportivo cominciano a segnare il passo, nell’ultimo secolo si sono evolute molto, ma i nuovi sistemi di allenamento sono per lo più affinamenti di quelli esistenti e non nuove scoperte. Va aggiunto che esiste una reale difficoltà di comunicazione tra i laboratori degli scienziati dello sport e i tecnici in campo.



 Nell’attesa che la comunicazione e la ricerca facciano un ulteriore passo in avanti, sarebbe utile orientare gli sforzi verso il recupero fisico ovvero i processi di rigenerazione. Sono convinto che, per l’organismo, il gravoso  processo di rigenerazione dopo sforzi strenui e ripetuti rappresenti la vera frontiera della performance.

Esistono molte tecniche utilizzate per questo scopo, più o meno funzionanti, alcune, a volte, riescono forse a provocare  più danni che benefici. I massaggi tanto decantati, quando intensi e profondi, spesso, creano una ulteriore richiesta energetica all’organismo che così dovrà recuperare lo sforzo e il massaggio. Altre tecniche se sapientemente dosate possono fornire risultati eccellenti ed inaspettati.

 Le tecniche craniche o craniosacrale sono tecniche indirizzate ai micromovimenti corporei. Oggetto dell’attenzione del terapeuta è il movimento sottile dei tessuti, una sorta di oscillazione dotata di un proprio ritmo ed una propria intensità che tutti i tessuti possiedono. Questo è percepibile da mani allenate in tutto il corpo.  Infatti, queste metodiche non trattano solo il cranio ed il sacro con la struttura che li unisce, la dura madre spinale, ma agiscono anche in periferia e a livello viscerale, sfruttando  e mediando le tensioni della fascia corporea.

Il tocco del terapeuta è estremamente delicato, poco percettibile, perché non deve interferire bloccando il movimento, invece segue e amplifica l’oscillazione  fino a raggiungere il limite del range, questo per più volte fino al superamento spontaneo del limite di movimento. William Garner Sutherland, il primo a sviluppare una metodica sui micromovimenti soleva dire che il tocco doveva essere come:

“un uccellino posato sul ramo”

dopo Sutherland altri si sono avvicinati alla tematica sviluppando diverse tecniche e scuole di pensiero che pure discostandosi dall'impronta osteopatica ne hanno mantenuto i principi.

Cosa si ottiene? Un rilassamento profondo, spesso accompagnato da un sonno ristoratore, per gran parte della durata del trattamento. A volte si rivive quella particolare fase di passaggio tra sonno e veglia. Il corpo recupera, la postura si riallinea, i processi di riparazione si potenziano, la mente si calma. Anche soggetti particolarmente nervosi e stressati dopo un paio di sedute riescono a trovare pace e rilassarsi. L’effetto principale è fare partire o ripartire i processi energetici e di riparazione. Un po’ come dare una piccola spinta ad un mezzo che poi prende velocità da solo in modo progressivo.

Gli atleti professionisti apprezzano molto.
Questo lavoro sul corpo da risultati sorprendenti, e permette di mantenere ritmi di lavoro molto alti appunto grazie al recupero.

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