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PREPARAZIONE PRECAMPIONATO, I CORRETTIVI.

SPORT SOCCER WORLD

E si, è proprio tempo di  fine preparazione precampionato, o meglio, di iniziare a vederne i primi frutti. Che possono presentarsi succulenti o in alcuni casi già un poco appassiti!



Mentre la maggior parte della gente andava in ferie le squadre di calcio prima e tutti gli altri sport un po' dopo si rimettevano a lavoro.

Ora che alcuni campionati sono iniziati si può cominciare a fare il punto sulle soluzioni adottate e sui rimedi da attuare se tutto non è andato come si deve.


Intanto per chi lavora in sport che iniziano dopo, può, sentendo odore di marcio, iniziare a pensare  a dei correttivi prima di diventare una lui stesso correzione con la matita rossa.

In genere le preparazioni possono essere raccolte in due famiglie, quelle a braccio e quelle scientifiche.

In mezzo ci stanno gli atleti.


 Cerchiamo di capire quali sono i problemi da affrontare.

 Se si va a "braccio", bisogna essere molto fortunati, in media si becca una squadra che risponde bene alla preparazione con grandi campionati ogni quattro o cinque stagioni, il meccanismo è semplice, si crea un protocollo basato sulla pratica e sulle proprie convinzioni e se si trovano atleti che si incastrano con il metodo tutto va bene, in caso contrario sono dolori. Molti preparatori e tecnici, seguono questo profilo. Ecco uno dei motivi per cui è difficile la continuità dei risultati, tranne che con grandi investimenti economici.

Per chi attua una preparazione di tipo "scientifico" il problema è un poco diverso, in genere si è rigidi nell'applicare il protocollo risultato dai test eseguiti, e questo può diventare un ostacolo. Ci si dimentica che l'allenamento non è un farmaco e quindi non può funzionare per tutti. Spesso questo tipo di staff trova la sua sfortuna proprio nel non saper uscire dalle empasse, provocate dal sistema seguito.

I rimedi?

Il buon senso, se uno o più elementi di un gruppo non vanno, rispetto agli altri, o se addirittura tutto il gruppo, bisogna fermarsi e analizzare quello che si è fatto. Se si lavora facendo dei test periodici, si è più avvantaggiati. Bisogna avere una serie di test che comprendano la valutazione del sistema cardio-polmonare, della forza esplosiva e magari un test specifico. Dall’inizio della preparazione alle prime gare, bisogna avere almeno tre valutazione, magari corroborate da analisi cliniche che comprendano alcuni ormoni e altri valori chiave. 


É difficile proporre agli atleti, specie di elevata qualificazione molti test, ancora la cultura degli atleti in alcuni sport non si è evoluta, e mentre ne trovi alcuni che li farebbero ogni giorno, molti brontolano.

Bisogna inserire degli allenamenti che possano essere misurati, ad esempio se si sa che una esercitazione per essere sviluppata deve produrre una certa quantità di VO2Max, è semplice pianificare una serie di lavori, magari uno per settimana e avere dopo un mese  o due, una serie di dati tale da notare le variazioni individuali rispetto al gruppo, senza fare test specifici.

Con la forza esplosiva è ancora più semplice, basta inserire prima di determinate esercitazioni un test a campione, solo 3 o 4 atleti la volta.  Ecc.


Appurati i dati discordanti dei singoli rispetto al gruppo di riferimento,  non bisogna cadere nell’errore di pensare che se tizio non risponde al lavoro aerobico, bisogna insistere su questo lavoro, se la quantità proposta è stata adeguata, dobbiamo chiederci:


Recupera abbastanza?
Il profilo alimentare del soggetto è adeguato?
Ha bisogno di più lavoro su un metabolismo che non si è allenato abbastanza
Necessita di esercitazioni differenti da quelle che proponiamo abitualmente?
Il livello di forza o forza esplosiva è adeguato?
Soffre particolarmente il nostro modo di lavorare?


Partendo da questi presupposti è facile creare dei correttivi, che in tempi brevi rimettano tutti in carreggiata, anche se dovremo uscire dal nostro modo di lavorare ed interpretare quello di cui ha bisogno l'atleta in questione.



Medita

foto di naturlablu

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