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La capacità di previsione, lettura dei segnali per il successo.

E facciamolo saltare sto cervello!


Avere la capacità di previsione, sull’evolversi di una situazione, per ottenere il successo finale. Ecco la nuova frontiera dell’allenamento negli sport di situazione, che non è più fisica ma cognitiva! Siamo ormai vicini ad un limite fisico che non si raggiungerà forse mai, ma la cui progressione di guadagno dei risultati in termini di cm e secondi è molto lenta.


Lo sviluppo di esercitazioni o l’insegnamento della lettura di modelli comportamentali è un approccio diverso all’ottimizzazione dei tempi e dei risultati.

Quando guidiamo l’automobile pensiamo spesso ad altro, i nostri sensi però sono all’erta, come un sottosistema di controllo che vigila sull’ambiente circostante, se il mezzo che ci precede frena, anche di poco, noi ci accorgiamo subito della cosa perché si accendono gli stop, se non gli funzionano gli stop freneremo più tardi e con qualche apprensione.

Cosa è successo: con gli stop in funzione il nostro sistema di controllo ha letto una situazione di potenziale pericolo è si è comportato di conseguenza adeguandosi immediatamente, senza gli stop il sistema di controllo ha riconosciuto il reale pericolo all’ultimo momento, quando la distanza tra i due mezzi diminuiva drasticamente.

Questo è quello che accade in gara negli sport di situazione.

Il campione a volte riesce a leggere gli “stop” dell’avversario ed anticipare, quando non riesce a leggere gli stop è in ritardo e viene battuto.

É allenabile tutto ciò? Si! Gli stop degli automezzi non sono ricordi ancestrali, sono informazioni acquisite, quindi imparare uno, due o mille segnali che prevedano lo svolgersi della situazione di gioco è fattibile.
Bisogna cambiare o aggiungere qualcosa.

Cosa guardare? Questo è il primo obiettivo, guardare una partita con i soliti occhi non serve. Guardare la postura, i tracciati, il viso, difficile? NO! Basta lavorarci su, se c’è del talento nell’atleta bisogna tirarlo fuori, fargli fare i compiti a casa, fare di video diversi da quelli delle normali riunioni pregara.
La precognizione non è un dono degli dei è una capacità che si acquisisce o per vicissitudini naturali o per studio. Ci sono troppi vantaggi per non farla sviluppare ai nostri allievi.

Non sono in molti a potersi vantare la “costruzione” di campioni nello sport, e il maggior numero di chi lo può fare ha solo “assemblato” elementi con grandi doti fisiche e tecniche catalizzati nel gruppo di lavoro perché ritenuto di rilievo per tradizioni e mezzi.
La maggior parte di campioni è a sviluppo random, ovvero casuale.

Nel nostro percorso di miglioramento della prestazione non possiamo accettare passivamente che il campione sia un elemento che in modo naturale spicchi dalla massa, almeno che sia solo questo, ci sarà sempre il campione naturale, quello fuori dagli schemi.

Ma se realmente si vuole incidere bisogna lavorare sulla massa e trovare le chiavi di sviluppo della prestazione individuale. Non si può aspettare che scatti il meccanismo ma dobbiamo farlo scattare noi, inserendo appunto la giusta chiave nella toppa. Ovvero dobbiamo sforzarci a capire come comunicare il cambiamento all’atleta.

immagine di proprietà di "iapolab"

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