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Ma l'atleta, è un contenitore da riempire?

Sono contenitori o atleti?



Il titolo è un po' provocatorio, ma pensiamoci bene l'atleta, si deve riempire come un contenitore? E’ questo il nostro ruolo? Per molti che si occupano di preparazione è proprio così, bisogna mettere carico, volume, il classico "fieno in cascina" o "benzina nel serbatoio", ma scherziamo? l'atleta è ridotto a mero involucro contenente allenamenti?

Conosco preparatori ed allenatori ossessionati dal carico, se l'atleta si infortuna non mollano fin a quando l'infortunio non si trasforma in una lesione grave, la giustificazione: "non possiamo permetterci di perdere allenamenti!" ....... bravi, ora perdete tre mesi voi e chissà cosa l'atleta.

Un atleta ha effettivamente una struttura di assorbimento del carico simile a quella di un contenitore, per alcune capacità organiche ha un livello di riempimento difficile da superare, ad esempio, il VO2 max non cresce all’infinito,ad un certo punto si raggiunge un limite che potrà essere superato di poco e che poi si perderà al primo stop di lavoro.

Ecco perché nei settori giovanili di sport di squadra non bisogna allenarlo a secco se non a fine ciclo, quando si è quasi pronti a passare alla prima squadra, così come negli sport individuali al passaggio alla categoria seniores. Il rischio è raggiungere anticipatamente un livello che verrà fissato più in basso di quello che sarebbe potuto essere. Però allenare in modo differente da quello tradizionale queste capacità, richiede bravura, studio ed impegno.

Anche la forza non può crescere all’infinito, oltre un certo limite gli adattamenti nervosi vengono meno e comincia l’ipertrofia, e tranne in pochi sport, non è sempre il massimo.

Così per altre capacità.

La scelta del carico e la sua distribuzione deve essere personalizzata, bisogna conoscere bene i limiti imposti dalla struttura dell’atleta e ovviare lavorando su altri aspetti. Mettete di avere un atleta, magari un calciatore che ha una potenza aerobica non proprio da primi della classe e per migliorarla di poco bisogna fare tantissimo lavoro, con seri rischi di overload. Cosa fare quindi per migliorare il giovane atleta, ma anche quello evoluto?

Prima di tutto il rendimento energetico, se sue soggetti A e B hanno motore uguale ma risultati differenti, esiste una evidente differenza di rendimento. Lavorare sulla tecnica di corsa, ad esempio può aiutare ad utilizzare meglio le risorse energetiche. Ricordo ancora le sgridate che mi beccavo durante le gare dagli atleti più maturi al mio passaggio senior, per loro, abituati alle gare lunghe era obbligo mantenere un ritmo costante per consumare meno, io che non avevo i loro chilometri nelle gambe cambiavo involontariamente continuamente ritmo....

Se invece si ha un atleta con grandi capacità organiche, queste è bene siano mantenute con il minimo del lavoro dedicato ad esse. Il lavoro dovrà essere indirizzato su rendimento, tecnica e tattica, o allo sviluppo di una capacità in cui è carente.

Con gli atleti giovani bisogna lavorare sulla postura, per migliorare sia il rendimento che il “contenitore” ma un avviso, la ginnastica posturale da sola non basta, bisogna investire in valutazione e correzione, e queste cose costano.

Solo per citare un paio delle possibilità di correzione, ma possono essercene molte di più.
Esempio: con una cattiva occlusione se c’è da fare un bite, secondo il posto la struttura e l’odontoiatra si possono spendere da 500 a 2000 €, se invece servono delle solette posturali (non plantari) il costo va da 90 a 160 euro a coppia, due coppie sono d’obbligo, da cambiare ogni 6 mesi minimo.

Una valutazione atletico-posturale seria, mediamente costa intorno a 200 euro, anche se ho sentito di valutazioni posturo-odontoiatriche che arrivano a 500.

Quindi si tratta di investimenti importanti, che se organizzati bene possono dare grandi risultati. Ho visto clienti e atleti guadagnare minuti solo con delle solette, o ridurre gli infortuni prima ripetuti periodicamente.
Altri con deficit di occlusione dentaria diventare improvvisamente coordinati ecc.

Altro sistema, forse il più importante è trovare il metodo di allenamento giusto, non tutti rispondono al lavoro allo stesso modo.

Certo se tutti facessero un lavoro sulla postura, come esposto prima sarebbe molto più semplice, ma non è possibile proporlo su grandi numeri, i costi sono alti. Il metodo dicevo può, anzi, deve essere diverso.

É possibile che alcuni rispondano meglio ai lavori intermittenti altri al fartleck ecc. O c’è chi per migliorare deve fare pochissime serie e poche ripetizioni con carichi altissimi rispetto ad altri che devono alternare magari un carico de eseguire in modo esplosivo ad uno da eseguire in modo lento (pesante). Qui preparatore e allenatore devono scervellarsi per trovare le soluzioni migliori, la fatica devono farla prima loro.

L’atleta ha caratteristiche che lo possono far sembrare un contenitore ma non lo è, quindi rispettiamolo e trattiamolo come un organismo da espandere e non da riempire.

Enjoy.


Foto di Daniela.Smerieri

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