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I test di valutazione della performance

Nel n°81, 2009, di SDS rivista dello sport del CONI, è riportato un articolo “ I test di valutazione quello che non viene mai detto” che si prefigge lo scopo di chiarire le qualità che deve avere un test per essere attendibile. Il gruppo di lavoro Impellizzieri, Fiorella, Bravo, Castagna, prende ad esempio il calcio per dimostrare l'attendibilità dei sistemi utilizzatisono confrontati il test a navetta di Capanna con lo Yo Yo inermittent recovery test.
Nella costruzione del test, dicevamo sono riportati 5 attributi: Modello teorico; validità; ripetibilità; responsività; interpretabilità. Non essendo questa una recensione, consiglio di leggere l’articolo in questione per farsi una propria idea sulle argomentazioni, teoria della progettazione del test e parametri usati per dichiarare attendibile il test.
Noi che dobbiamo confrontarci sul campo nel quotidiano e dobbiamo dare ai collaboratori la possibilità di sviluppare capacità, tecniche e metodi abbiamo l’obbligo di semplificare le modalità operative.
Con il metodo pragmatico che ci prefiggiamo in questo post, considereremo come primo elemento insostituibile della validità di un test la ripetibilità, ovvero la possibilità di ripetere lo stesso risultato per più volte con differenze minime o nulle. Un esempio è il test di Bosco, dove le altezze misurate per ogni salto sono molto vicine e quindi molto ripetibili. Il secondo punto da ricercare è l’obiettivo, cosa si vuole misurare? Un grande esempio sulla misurazione mirata è il lavoro prodotto da Colli e collaboratori sul n° 72 della rivista SDS, lo potete trovare qui: Il lavoro intermittente tra scienza e prassi Il Prof. Colli dotato di strumentazioni adeguate ha elaborato un sistema che in modo semplice e diretto rapporta una certa velocità di percorrenza a navetta ad un determinato consumo di ossigeno. Quindi, i primi due principi per i nostri test devono essere ripetibilità e oggettività, a cui si associa la semplicità. Un test deve essere facile da fare e semplice da leggere. Nel pratico, bisogna fusare pochi test, semplici e rapidi da poter essere utilizzati spesso per monitorare al massimo l’allenamento, devono essere mirati e non presentare vizi di forma, un esempio lo squat jump nel test di Bosco, che presenta sempre una minima fase di contromovimento e quindi non indaga la qualità cercata in origine.
Bisogna utilizzare test adatti allo sport ed alla categoria. I test non devono essere pericolosi, gli sprint sono molto indicati per valutare la velocità, però possiedono rischi intrisici nel’attuazione. Valutare quando e quanto utilizzarli. Si possono utilizzare meno durante l’anno è al posto loro utilizzare dei test che abbiano un grado di correlazione alto e siano meno traumatici. La matematica diventa un ottimo aiuto in questo caso, come lo diventa l'analisi dei test, qui trovate un mio breve post sull’argomento.
che si rivela la vera arma per leggere i risultati.

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