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dolore e prestazione

 modificato parzialmente il 23/06/10


Il dolore è sicuramente legato alla prestazione, ma in che modo?

Spunto di questa nota  è l’interessante articolo di Riccardo Lattanzi, sul supplemento scientifico de La Stampa, un clik qui per accedere all'articolo
 
Il dolore, per chi ricerca con i suoi atleti e clienti la performance, è un compagno di viaggio che appare e scompare di continuo all’interno del percorso; chi mi conosce bene sa che una delle cose che mi indispettiscono maggiormente è l’indifferenza al dolore degli addetti ai lavori.

Le frasi fatte tipo “no pain no gain”,  lasciano il tempo che trovano e rischiano di creare problematiche di prestazione e salute estreme.

Il dolore, spesso, è relegato a campanello d’allarme, limite da superare, compagno di viaggio, qualche volta  presente per lunghi periodi.

Ma è solo questo?

Se è solo questo, perché un dolore al tendine rotuleo provoca un decremento della massa muscolare del quadricipite omologo?
E perché, la massa muscolare non cresce fino a quando il dolore non cessa?

Ancora, perché un dolore al bicipite femorale, con nessuna evidenza strumentale (ecografia e risonanza) se trascurato e sottovalutato diventa una lesione anche grave?

La risposta in parte la si trova nell’articolo succitato, anche se li si fa riferimento a patologie più nobili, sempre che una patologia si possa considerare nobile.

La bidirezionalità del dolore e il ruolo del dolore nel mantenere la patologia in atto era già stata verificata sperimentalmente da Irvin Korr.

Altri si sono occupati di “rottura” del circolo vizioso del dolore, con tecniche farmacologiche e con medicine alternative. In ogni caso La prima cosa da fare è liberarsi dal dolore, solo così possono partire i processi di riparazione.

Singolari sono i nuovi studi sulle aree del cervello attivate dal dolore.

L’invidia ad esempio è un sentimento che attiva le stesse aree attivate dal dolore. Quindi non invidiate nessuno, starete solo male, e vi farete sempre più male.

Altro esempio il prurito, è un’espressione arcaica del dolore, spesso un precursore del dolore stesso, specie nei problemi radicolari.

Facendo un ragionamento logico possiamo cominciare a capire perché sono efficaci i taping di ultima generazione, ma di questo avremo tempo per parlarne in seguito.

L’allenamento è un processo distruttivo, per poter migliorare bisogna dare fondo alle riserve energetiche e questo comporta una demolizione parziale dei tessuti, da qui l’innesco di reazioni chimiche per riparare i danni e creare le basi per il migloramento, è normale che ciò provochi dolore, ma non bisogna assolutamente fare finta di niente.

Allenati bene, vicino ai limiti e recupera meglio, è questa la chiave della prestazione non dimenticare di  nutrirti bene e non sopportate il dolore.

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