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il mio approccio alla posturologia

posturologia, la mia vision

Posted by: Gaetano Rosace, in posturologia, rapporto occhi e postura

Il mio studio della postura risale al periodo in cui per ragioni lavorative cercavo soluzioni di sviluppo della performance con i miei giocatori.
Negli anni ho provato personalmente, studiando e collaborando con diversi operatori, tra cui osteopati, chiropratici ecc. Tante tecniche senza mai trovare soluzioni che risolvessero in profondità le problematiche dei miei atleti, sia che fossero essenzialmente di prestazione, o di acciacchi fisici. Una soluzione, l’ho trovata con la posturologia, o meglio, nel tempo con la mia posturologia, che è molto diversa da quella insegnata nei vari master. Il primo approccio è stato quello classico della posturologia francese, ho avuto la fortuna di avere come insegnanti molti dei fondatori delle varie scuole di pensiero posturale.

La posturologia che faccio oggi è molto diversa, è basata sempre sul bilanciamento del corpo ma diventa predominante l’attenzione sull’energetica posturale che rappresenta il perno su cui si muove tutto il resto. Anche prima l’energetica era importante ma era vista soltanto come variazione arbitraria del tono muscolare, provocato da magneti, microchip ecc. Si cercavano e trovavano uno o più organi posturali sbilanciati e si regolavano, bloccando o come si usa dire in posturologia “chiudendo” l’uscita posturale. in pratica l’organo era forzato a lavorare in modo giusto. La postura nel tempo effettivamente cambiava, però mancava qualcosa. Non basta rilassare un muscolo oculare ponendo a pochi centimetri un magnete, o utilizzare una soletta posturale con una frequenza di 0,5 hertz, è utile, ma non basta.

La valutazione posturale se eseguita correttamente può essere lunga e stancante, non ci si limita alla posizione che il corpo mantiene nelle tre dimensioni spaziali, e alla ricerca del/dei recettori posturali scompensati. Quella è solo una parte, se fosse così sarebbe tutto facile. Il corpo rappresenta una serie di stratificazioni di vissuto che formano la postura, dal concepimento in poi il corpo assorbe le informazioni positive e negative e si adatta ad esse, modella la sua forma e sceglie la tattica per vivere e sopravvivere.
Le informazioni immagazzinate che cosa sono? Dove si posizionano? Che struttura hanno?
Da quello che ho potuto capire è che ogni cellula ha una coscienza, probabilmente diversa da quella che conosciamo noi come coscienza, ma ha un vissuto che trattiene e rilascia le informazioni ricevute. Se ci pensate un attimo, che cos’è un pensiero? Non è altro che una reazione chimica.

A livello cellulare le reazioni chimiche si susseguono incessantemente con frequenze ritmiche ben definite.
Quando la cellula vibra, oscilla o emette fotoni in modo differente dalla sua programmazione originaria, si entra in un stadio che può raggiungere il patologico, e spesso prima che ciò avvenga la postura cambia, e aumentano i consumi e la performance vitale cala.
Se bisogna lavorare su un muscolo retratto, non basta massaggiarlo, stirarlo ecc, si deve liberare la ritenzione presente, affinché non torni come prima, e la ritenzione può essere un’emozione

.
Quando faccio consulenze ai dentisti, spesso trovo clienti con bite occlusali posizionati per vari motivi, ora è di moda posizionarli per le cervicalgie, dopo 5 mesi il problema torna, perché? Perchè anche se era corretta la valutazione odontoiatrica, bocca e cervicali sono realmente connesse, però il problema era da un’altra parte e li è rimasto, il bite non è riuscito a eliminarlo ma solo a compensarlo per un certo periodo di tempo.

Mi chiedo, come avrebbe potuto se, faccio un esempio, il digrignare i denti era dovuto ad un’attività onirica particolarmente stressante, magari legata al massimo picco di funzionalità di un meridiano di agopuntura, ( esempio quello del polmone che va dalle 3 alle 5 del mattino) o a un trauma maturato in età infantile, o altro ancora.


Come potete osservare una postura ottimale con la testa in appiombo neutro sulla colonna cervicale può passare attraverso la vostra mandibola, ma è più facile che passi attraverso qualche gruppo di cellule che si trova in ritenzione per un qualcosa di particolare e non aspetta altro che essere resa libera. Però il corpo non finisce li, c’è tanto lavoro da fare e sapete quale è l’unica chiave di lettura, il cambiamento, perchè a volte il dolore può essere comodo, utile. il dolore per alcuni è un’arma da gestire sapientemente in modo inconscio, tiene legati i figli, impone la stasi, quante cose possono essere nascoste in un dolore.

Ecco perché il medico deve lavorare sul dolore, ed altri sull’insieme.

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