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giovedì 7 gennaio 2010

Tecniche di rilassamento

Raggiungere il rilassamento, quale tecnica usare?

Per prima cosa si deve essere motivati al raggiungimento dello scopo, non basta dichiararlo, bisogna volerlo realmente. Il rilasciamento non è un processo del tutto conscio, e quando si lavora per esso si lavora soprattutto sul carattere dell’individuo e sulle sue reticenze.

Quali tecniche usare?

Personalmente divido le tecniche in due  branche.

  • Tecniche indotte

  • Tecniche autonome.

Le prime necessitano di un operatore e le seconde una volte imparate si eseguono in modo autonomo.

Cosa uso normalmente con i miei clienti e atleti?

Dipende da chi ho di fronte, il carattere del soggetto è l’ago della bussola da seguire. Ad esempio, un soggetto impaziente non troverà giovamento specie all’inizio di una tecnica di meditazione classica.

Le tecniche indotte.


Personalmente una tecnica estremamente potente, ma che richiede una formazione adeguata ed una “coscienza” è il Cranio Sacrale. Ho fatto un lungo percorso di studio in tal senso, non essendo interessato al sistema cura, ma esclusivamente al bilanciamento corpo/emozioni. Apprezzo molto il Cranio Sacrale per  la forza con cui permette all’individuo il ripristino di energie perse e un congiungimento profondo con il proprio intimo. Devo dire per correttezza che la forma da me utilizzata è diversa da quella insegnatami. Raccoglie diverse esperienze ed è finalizzata esclusivamente all’armonizzazione.

Il tocco gentile e non invasivo, ma abbastanza fermo e denso, che permette al corpo di avvalersi di un supporto su cui potersi appoggiare per sciogliere le matasse di tensioni è una grande occasione per trovare pace interiore e riprendere le energie perdute.

Il 50% delle persone che si affidano alla tecnica si abbandona immediatamente e raggiunge uno stato che è simile a quello che si prova quando ci si trova  tra sonno e veglia, alcuni inseguono immagini appartenenti al loro passato o di fantasia, cambiano la respirazione e la postura. Si riallineano.

Un 30% riescono a rilassarsi dopo due o tre sedute, cercano all’inizio di seguire il processo di bilanciamento e  si abbandonano in modo intermittente. Dopo appunto un paio di sedute, sbloccano i freni e si godono il rilassamento provocato dalla tecnica.

Un restante 20% rende le cose più difficili, e vuole più tempo, però alla fine si sblocca.

Nel percorso di congiungimento tra “nocciolo e superficie”, posso documentare reazioni particolari, lacrime, sorrisi, esplosioni di gioia, sonni profondi, movimenti autonomi di tutto il corpo o di sue parti. Per questo chi si avvicina a queste tecniche come operatore  deve essere preparato, non deve dialogare con il soggetto, solo ascoltare se il soggetto decide autonomamente di estrinsecare le sensazioni che prova e non deve giudicare o intervenire. Vedere Dio nel soggetto è  fondamentale per l’ottenimento dello scopo, solo con un grande rispetto per chi riceve è possibile ottenere grandi risultati.

Questa tecnica con gli atleti è eccezionale nel ricaricarli e indurre i processi di auto-riparazione del corpo, magari prima o poi ne riparlerò. Amo molto questa tecnica ma mi sottrae molte energie, quindi la uso solo quando serve realmente.

Per quanto riguarda le tecniche autonome insegno di solito delle tecniche miste, provando a modulare la respirazione del soggetto durante l’esecuzione di un esercizio di stretching.


Ad esempio: se il soggetto è bloccato in ispirazione o in espirazione cerco di capire quali muscoli sono bloccati e invito il soggetto ad allungarli mentre lavora sulla parte di ciclo respiratorio mancante, quando il soggetto raggiunge un buon equilibrio e prosegue da solo insegno tecniche di visualizzazione che rispondano alla natura del Soggetto.

Chi ama i monti non deve visualizzare il mare che fluisce nel proprio corpo, magari è più efficace una brezza leggera che muove le foglie od altro. Questo fino a quando il soggetto non inizierà a respirare liberamente e a visualizzare elementi in relazione con il suo vissuto.

Passo successivo l’utilizzo dei Mantra. Un Mantra può essere qualunque cosa che abbia una cadenza ritmica, ripetitiva che crei un positivo effetto di risonanza. Alcuni versi hanno proprietà particolari: per rimanere a casa nostra, l’ Ave Maria recitata in latino è un Mantra potente. Se vogliamo andare a cercare nel Sanscrito esistono molte frasi da ripetere con potenze analoghe.

Bisogna sfruttare la natura, ad esempio esiste un riflesso che si chiama riflesso da immersione che abbassa la frequenza cardiaca quando si è immersi, si evoca, spesso, anche semplicemente  immergendo il viso in una bacinella d’acqua.

Questo non vuole essere un invito a farlo ma a capire che per rilassarsi bisogna conoscere, conoscersi e lavorare sui meccanismi che già  sono presenti.

É tutto abbastanza complicato, ma con attenzione e pazienza ci si può lasciare andare.

Continueremo, a breve, con la seconda parte del post.


le foto sono di: Aggiecarrie, Alleh lindquist
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domenica 3 gennaio 2010

La dieta che verrà



L’alimentazione ideale.
Ma esiste? Si, tutti ci provano, però dopo gli elogi della dieta “mediterranea” gli applausi alla “zona” i commenti entusiasti sulla dieta a punti, è un continuo fiorire ed appassire di diete e stili alimentari.

La ricerca continua, dato l’enorme mercato, ed ora si sposta perfino sul fronte della genetica.

La nuova frontiera è la dieta basata sul DNA. Sicuramente ha nel suo arco delle frecce interessanti, in un brevissimo articolo pubblicato su Wired di gennaio  è menzionata una startup tutta italiana che si occupa di verificare tramite un kit il DNA e tramite questo personalizzare la dieta. Qui trovi il sito dell’azienda.

Non è una novità assoluta, almeno come principio, già alcuni anni fa si era provato a creare piani alimentari secondo il gruppo sanguigno. Si presumeva che ogni gruppo sanguigno avesse storicamente una base territoriale e identificasse l’origine di una precisa fetta di popolazione, per cui il gruppo sanguigno che originava dal Tibet, avrebbe avuto nelle sue corde alcuni alimenti diversi rispetto a quello che si era formato nelle pianure europee.

Più che di alimentazione, la dieta del gruppo sanguigno si occupa della tolleranza agli alimenti, per cui alcuni possono mangiare il latte, altri il frumento altri ancora le proteine della carne.

Qui la spiegazione che ho dato è semplicistica, però credo renda l’immagine. Per essere,  l’idea sembra buona, però qualcosa manca e per questo non è diventata la dieta finale.

La linea di partenza infatti è mangiare cose che rispecchiano la nostra provenienza. Attento, non il territorio in cui soggiorniamo ora, non ti illudere pensando ai salumi ed alle leccornie delle tue zone, mi riferisco alle zone geografiche e temporali dove si sono cominciati ad ammucchiare e a mescolare i nostri geni nella notte dei tempi.

In effetti, alcuni dei principi dell’ alimentazione primitiva li ho riportati nei miei appunti sul  regime alimentare, basato sulla dinamica degli alimenti, Proto Dieta (qui trovi un post e qui ne trovi un secondo) che poi ho scoperto essere molto simile alla “Paleo Dieta” un regime alimentare basato su presupposti analoghi, ossia assumere gli alimenti secondo uno schema metabolico imposto da quelle che erano le condizioni ambientali e di  ricerca del cibo e non dalla disponibilità delle dispense.

La dieta basata sul DNA potrebbe chiudere gli interrogativi e dare da mangiare ad ognuno quello che gli spetta. Potrebbe aprirne anche altri però.

Mi viene un dubbio. Se abbiamo circa il 97% di patrimonio genetico in comune con alcuni primati, i Bonobo ad esempio, la nostra dieta sarà ricavata dal 3% di differenziazione o dal 97% uguale?


Forse in attesa dei risultati, mangiare come i Bonobo, bacche, frutta e poche proteine animali ci porterebbe a stare meglio? O forse ci permetterebbe di ricordare il famoso motto “fate l’amore, non fate la guerra” dato che i Bonobo sono famosi per il tanto sesso utilizzato per sedare le dispute all’interno del gruppo? 

Tornando alla dieta, sono fiducioso e speranzoso, ma alla fine tutti noi sanno cosa possono o non possono mangiare, e se perseveriamo nell’errore e solo perché ci piace.

La mia speranza è che il cibo possa diventare una cura, pari o superiore alle medicine e se si riesce a scoprirlo come utilizzarlo dai geni, magari sarà più preciso, maggiormente piacevole e più utile.

Vedremo.


Foto di ynse, di Malias, di Pelican
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giovedì 31 dicembre 2009

Auguri




Auguri




foto di lepiaf.geo What we did this morning :)
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lunedì 28 dicembre 2009

Spalle toniche per il veglione di Capodanno



Hai comprato un abito da favola per la notte del primo dell'anno, un abito alla Michelle Obama per intenderci, con le spalle scoperte, o hai preferito un abito alla schiava con una spalla scoperta. Hai gli accessori giusti e già sai di fare una figura splendida, si ma ......


Si può fare di più!


Se hai  già fatto un po' di palestra durante l’ultimo mese e hai un minimo di preparazione, si può fare  veramente di più, puoi fare risaltare le spalle e renderle toniche e definite, basta ritagliare 30 minuti di tempo da passare a fare esercizi nel pomeriggio prima del veglione, ecco come fare.

Occorrente: due bottiglie da 1/2 litro di acqua minerale e due bottiglie da 1,5 litri, un bastone (manico di scopa) uno specchio grande.

Ti posizioni davanti allo specchio e impugnando le bottiglie da 1,5 litri con il palmo delle mani rivolto verso di te, fai 15-30 ripetizioni (dipende da quanto sei allenata) di distensioni delle braccia in alto, senza strafare lentamente e senza distendere completamente le braccia. Recupera un minuto scuotendo le braccia e ripetilo per 3 volte.

Fai lo stesso con il palmo delle mani rivolti in avanti.

Impugna una bottiglia da 1/2 litro e tienila giù lungo il fianco, solleva lentamente  il braccio come se sostenesse una brocca, arrivata in alto, fai lo stesso movimento che si fa per versare l'acqua e lentamente torna con il braccio disteso in basso, ripeti il movimento lentamente per 10 o 30 volte. Cambia mano e ripeti dall'altro lato, fallo almeno tre volte per braccio. Mentre un braccio lavora l'altro recupera. Questo farà risaltare i deltoidi.


Comprimiamo i muscoli.

Ora, sempre davanti allo specchio, imita per un po' quello che fanno i culturisti quando provano le pose, fai finta di dover fare vedere i bicipiti, contraili forte e mantieni questa contrazione per 10 - 15 secondi. Prova diverse pose cercando di fare risaltare i muscoli delle spalle, stai sempre li per 10 o 15 secondi e ripeti più volte, questo è un lavoro super per fare risaltare la linea dei  muscoli. La contrazione aiuta a trattenere il sangue localmente e ad aumentare l'effetto pompaggio.

Dopo avere speso 10 minuti di tempo a fare le pose isometriche,

torniamo al lavoro dinamico, per irrorare i muscoli

Usa un bastone della scopa, impugnalo con le mani larghe quanto le spalle e spingilo avanti a te per 20 o 30 volte, poi senza fermarti spingilo in alto per ancor 20 volte, facendolo partire sempre dal petto, poi ancora senza recuperare portalo sulle spalle dietro la testa e spingilo in alto per altre venti volte, se c'è la fai ricomincia il giro fino a quando hai energia. Recupera per un paio di minuti e ripeti la sequenza, falla per due o tre volte.

Finito, ora dovresti avere un aspetto bello tonico con i deltoidi belli in vista. Il tuo abito sarà valorizzato al massimo.

Consentimi alcune raccomandazioni, dato che non posso essere responsabile dei tuoi successi e nemmeno dei tuoi insuccessi, essendo l'allenamento potenzialmente pericoloso attieniti a queste regole:



fai gli esercizi lentamente e fermati quando cominci ad accumulare la stanchezza. Se puoi, prova l'allenamento nei giorni precedenti la festa, avrai migliori risultati e potrai aumentare progressivamente il carico.


Astieniti dal fare gli esercizi se non sei fisicamente allenata, se sei ammalata, in gravidanza, o hai subito lesioni muscolari o articolari. Chiedi il permesso, sempre e comunque,  prima al  tuo medico e consigliati con il tuo istruttore di palestra.

Divertiti

Foto di Pinupgirlclothing , di Burkhalter e di Studio1-one
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martedì 22 dicembre 2009

Fisico

Se proprio vogliamo dirlo, alcune canzoni di qualche decennio avevano un ritmo niente male, e sotto le feste di Natale il mio consiglio oltre a godersi le feste e di pensare al fisico.

Di consigli per tenerlo in ordine te ne do parecchi, però se riesci a farlo con un buon ritmo in testa e con un sorriso sicuramente ne avrai maggiore giovamento.




Un buon fisico, un "body talk" è il mio augurio più sincero.

Enjoy

Solo un attimo di attenzione, se ti interessa questa è una versione Hot

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lunedì 21 dicembre 2009

Camminare per dimagrire, fai il Walking

Vuoi dimagrire, hai del tempo e vuoi impiegarlo al meglio, però non sei proprio un’atleta e non sai come fare.

Bene, ho una notizia, c’è un modo che fa miracoli se ci impieghi un po’ di tempo e di energia, basta camminare. Il walking.

Camminare
? Si, può essere la soluzione a patto che fai i conti con alcune piccole difficoltà. Ma ne parleremo dopo.

Camminare è facile, quindi basta mettersi una tuta uscire di casa e .... Andare.

OK, aspetta, ragioniamo sul perché di questa scelta.

Quando ci si muove l’energia la ricaviamo da tre tipi differenti di carburante, zuccheri, proteine e grassi. Comunemente si pensa che  ogni tipo di attività utilizzi un tipo specifico di carburante, corretto ma non del tutto esatto, ogni attività fisica prolungata utilizza una miscela dei tre carburanti, se faremo uno sforzo di qualche minuto prevarrà una percentuale maggiore di zuccheri, mentre se prolungheremo di parecchio lo sforzo ne prevarrà un’altra con maggiore percentuale di grassi.

Ecco, ci orientiamo alla camminata perché l’attività si esplica grazie al consumo di una miscela a base di grassi.

Perfetto!

Però ci sono delle piccole difficoltà. Sarebbe troppo bello se tutto filasse liscio, vero?

La difficoltà e che ci vuole tempo, almeno 60 minuti al giorno e mesi di applicazione.

Molti,davanti a queste difficoltà nemmeno cominciano e si perdono il bello, il dimagrimento duraturo e una salute di ferro.

Supponiamo che pesi 50 kg, e hai 60 minuti di tempo  più la doccia ed il resto, se vai a:

  • 3 km/h consumi 150 calorie
  • 4 km/h consumi 180 calorie
  • 5 km/h consumi 240 calorie
  • 6 km/h consumi 270 calorie


Naturalmente più pesi e più consumi.

Come vedi è facile da fare ed il consumo aumenta con l’aumentare della tua capacità a camminare veloce.

Comunque prendi le indicazioni sul consumo in modo approssimativo, il consumo varia secondo la velocità come dicevamo ma anche secondo la pendenza, camminare in salita ed in discesa aumenta il dispendio.

Il vantaggio è che si tratta di un’attività che punta alle tue riserve energetiche, si proprio le maniglie dell’amore, i fianchi ecc. E mette molta meno fame rispetto alla corsa perché tende a livellare il livello degli zuccheri, mentre la corsa abbassandoli rapidamente ti fa venire più fame.

Puoi fare il walking uscendo di casa direttamente, in spiaggia dove aumenta di molto il dispendio energetico e le tue gambe migliorano il tono, in montagna anche qui il consumo aumenta ed in palestra sul tapis roulant, che andrai ad impostare in modo tale da avere continui cambi di pendenza.

Metti in preventivo almeno 6 mesi di lavoro, aumenta progressivamente l’intensità, cambia spesso il percorso e ....

Buon divertimento

foto di Stephan Bollinger
fotodi Candidphot

altri post utili li puoi trovare cliccando qui
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domenica 20 dicembre 2009

Fiori di Bach per le feste

I fiori di Bach, possono essere di grande aiuto per il nostro benessere, in questo post trovi delle indicazioni utili a passare le feste con serenità, riducendo la parte "antipatica" presente nelle feste di Natale, Qui trovi il post..

Imparare ad usarei fiori di Bach è un sistema di ricerca del benessere da fare in autonomia. I puristi possono obiettare che i rimedi non sono utilizzati secondo obiettivi metafisici.

La risposta è che se i fiori funzionano su animali e piante, che non esprimono i loro sentimenti verbalmente, possono tranquillamente funzionare su alcuni problemucci che rientrano nel loro spettro d'azione, molto ampio del resto.

Alle soluzioni offerte nel  post indicato sopra, c'è da aggiungere il Rescue Remedy da utilizzare ogni qual volta ci sia una emergenza piccola o grande che sia. Sia da assumere che da frizionare sulla cute.

Buone Feste
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venerdì 18 dicembre 2009

Salviamo le gambe dalle feste. I trucchi utili.

 in questo post troverai le seguenti parole chiave: rimedi per piedi e gambe stanchi.
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giovedì 17 dicembre 2009

iniziamo a bruciare calorie

Questo è un programma brucia calorie che se c'è un minimo di disponibilità fisica e di tempo può veramente dare i suoi frutti.

Naturalmente prima di sottoporti ad un programma consulta il tuo medico. E fatti seguire da un professionista accreditato

L'obiettivo di questo programma è attaccare il corpo da più punti di vista, ed essendo le calorie il nostro obiettivo procediamo così:


  1. inizia con 20 minuti di corsa, anche sostenuta seil livello di allenamento lo consente. Dopo la corsa che sarà servita ad eliminare buona parte degli zuccheri in circolo, non ci si ferma e...
  2. inizia a camminare a passo svelto, obiettivo almeno 30 minuti di camminata, se stai lavorando all'esterno scegli un percorso ondulato (farai anche un bel lavoro sui glutei) dopo questi 30 minuti di lavoro avrai iniziato ad attaccare i grassi che vengono più facilmente metabolizzati ad intensità basse. A questo punto ci sei quasi sali sulla cylette e....
  3. 20 o 30 minuti di cyclette danno il colpo di grazia alle calorie, stimo ancora lavorando sui grassi, ed la posizione seduta ti aiuta a continuare nonostante la stanchezza.
Cosa hai ottenuto: un consumo calorico di circa 0,9 calorie per chilo per  chilometro durante la corsa, se hai corso sotto i 12 km/h, in caso contrario sale un po' e un consumo sulla camminata di 0,50 calorie ogni chilogrammo del tuo peso, se particolarmente spedita.


   Di conseguenza se pesi 60 kg  devi fare 60 x 0,9 =54 calorie al km, e mettiamo che tu abbia corso a 9/10 km/h hai ottenuto un consumo di circa 180 calorie che vanno sommate alle 30 calorie per km che hai ottenuto dalla corsa, circa 130 totali. Se poi aggiungiamo la cyclette per altri 30 minuti devi aggiungere 140 calorie circa (se ne fai 20 minuti aggiungi 90.


Alla fine avrai ottenuto almeno questo, 180 + 130 + 140 = 450 calorie, sembrano poche vero, praticamnte quel panino che hai mangiato ieri, niente affatto non sono poche perché noi così facendo stiamo valutando le calorie e non la loro provenienza. Invece il lavoro che hai fatto ha sortito altri effetti, hai lavorato soprattutto sui depositi di ciccia che sono quello che conta.

ahh.. una cosa, la più importante, non contare le calorie, alla fine hanno poco senso, era solo un modo per attirare la tua attenzione, conta il tempo, la fatica e l'intensità. Poi il dimagrimento arriva da solo.

Enjoy

Parole chiave: forma fisica, calorie, consumare i depositi di grassi, dimagrire, bruciare calorie


Altri post sull'argomento:
facciamoci il fisico iniziamo a correre
chili in più da smaltire che fare 
raggiungere la forma fisica con soli 20 minuti di corsa
allenamento a rate
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mercoledì 16 dicembre 2009

Oltre la performance, la realtà soggettiva.

 Performance e realtà soggettiva una nuova frontiera dello sviluppo della performance

Quando allenano, quelli bravi e preparati, pensano a tutto, organizzazione nel tempo delle esercitazioni,magari progettando quello che si farà tra sei o più mesi.
Cercando dopo le valutazioni mediche, funzionali, kinesiogiche, posturali, atletiche e tecniche di trovare mezzi e metodi adatti, affidandosi anche tramite un esperto ad un supporto psicologico, o ad altre figure professionali che possano aiutare ad ottenere il risultato.

Molti fanno questo. Sembra molto? Forse può non bastare.

In un progetto di performance, che sia orientato ad un calciatore professionista o anche  a fare risaltare i glutei di una bella donna, si può fare tutto e si, normalmente si fa, perché ora le competenze cominciano ad esserci, i preparatori fisici, i tecnici, i trainer cominciano a possedere competenze tecnico scientifiche inimmaginabili solo 10 anni fa. Però qualcosa manca.

Manca un approccio alla realtà differente, perché ancora si trova difficoltà a focalizzare le cose da due punti di vista, il nostro e quello dell’atleta o del cliente. Con gli atleti giovani è ancora più difficile. Basti pensare che la loro mente si rivolge al sociale solo dopo i venti anni....



Deve cambiare il modello di coaching, che non può più essere rivolto solo al mezzo od al metodo per ottenere la prestazione, ma alla visione del soggetto della realtà individuale e prestativa.

Una parte del lavoro deve rubare del tempo alle esercitazioni classiche, per quanto scientifiche possano essere, per costruire delle esercitazioni che canalizzino il soggetto all’interno di una realtà condivisa.

Senza una condivisione della realtà molte informazioni ed esercitazioni andranno perse e ci si ritroverà come davanti ad un portone chiuso.

La performance prevede il cambiamento, ed il cambiamento non è solo motivazione, è soprattutto consapevolezza della realtà.

Se la bella donna che vuole dei glutei di marmo continua a pensare, perché la sua visione della realtà lo impone, che basta fare, mesoterapia, massaggi, elettrostimolazione, e tutto quello che le viene proposto per migliorare. Non avrà mai un risultato duraturo, e lo stesso sarà per il calciatore.

Il nuovo modello di coaching della prestazione deve prevedere l’esistenza della realtà del soggetto e passare del tempo con essa.

Medita


la foto è di proprietà di Gaetano Rosace vecchio portone
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lunedì 14 dicembre 2009

in forma con una spremuta a colazione


Vitamina C ed antiossidanti, ecco il mix di salute che si ottiene con una buona spremuta a colazione, ottima per rimanere in forma, se preferisci puoi mangiare le arance intere, otterrai ancora più benefici, perchè mangerai in questo modo anche altre sostanze nutritive che aiuteranno a veicolare meglio  antiossidanti e vitamina c.

Quello degli antiossidanti e delle vitamine è un passaggio giornaliero imprescindibile per mantenersi in salute, il te verde qui trovi un post dedicato e gli agrumi rappresentano la strada più semplice ed economica per essere belli, giovani ed in salute a tutte le età.

Parlando delle nostre arance, preferendo le rosse, contengono acido ascorbico, acidi
idrossicinnamici, ovvero: ferulico, cumarico, ceffeico e sinapico i famosi flavanoni (sono molto decantati dai media), esperidina e narirutina. Tutti questi nomi criptici racchiudono una potente squadra di antiossidanti che ha proprietà eccezionali nel tenere protetto il dna da agenti che possono danneggiarlo irreparabilmente.

Oltre a limitare l'insorgenza di patologie come l' aterosclerosi, per chi fa sport è fondamentale per contrastare gli effetti nefasti proprio dello sport, si perchè lo sport che fa benissimo, se eccessivo crea degli effetti negativi liberando radicali liberi e con le diete non sempre equilibrate causate dalla ricerca spasmodica di calorie.

Altro effetto positivo è la protezione dagli effetti dei raggi UVA  sulla pelle.

Quindi una buona spremuta o un paio di arance rosse al giorno, non può che aiutare a stare meglio. Se associata a un bicchiere di vino rosso ad uno dei pasti, e  3 o 4 tazze di te verde al giorno, potremmo dire di avere un quadro di antiossidanti e di protezione, quasi completo.

Enjoy
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domenica 13 dicembre 2009

lombi contratti, lombalgia?

Quando si parla di tensione o fastidio alla zona lombare non si definisce un qualcosa di preciso ma semplicemente  gli effetti fastidiosi di un’area sofferente, le origini di una lombalgia come viene comunemente definita, possono essere varie quindi le soluzioni altrettanto varie. In genere per dei nomali sovraccarichi funzionali le cure ortopediche e fisioterapiche bastano e avanzano, ma a volte può capitare che non sia così, specie con atleti e aspiranti tali.

Possono esserci, dicevo prima, molte origini, sempre e comunque la postura è alla base di tutto. Poi trovi  altre origini, ne elenco alcune:

Origine viscerale, in soggetti con sofferenze al colon, e conseguente spasmo dell’ileopsoas che in tensione avvicina le proprie inserzioni. In soggetti con cattivo funzionamento del diaframma, ecc.

L’origine può essere podalica, un cattivo appoggio con conseguente iper-programmazione di una sequenza di muscoli.

L’origine può essere anche compensativa ad un sovraccarico per il momento silente della regione toraco-cervicale.

È possibile un’origine di tipo occlusale, ad esempio in soggetti con un morso profondo, e conseguente atteggiamento posturale derivato.

Molte lombalgie sono originate dalle emozioni, e qui ci sarebbe da scrivere un intero tomo.

Alcune problematiche sono proprie di particolari professioni o sport, ad esempio le ballerine con le loro iperlordosi, le modelle (hai presente quando in posa per foto o altro mettono in mostra il fondoschiena?) i piastrellisti, che per fare il loro lavoro portano la curva lombare i inversione, ma anche autisti, impiegati ecc.

Si le contratture lobari accomunano tutti, belle donne, lavoratori comuni e studenti.

Non parlerò della biomeccanica disfunzionale, per il momento mi interessa solo chiarire che quando si presenta un soggetto lombalgico, a cui dopo tante cure mediche e fisioterapiche non è stato ancora risolto il problema, ed il medico non avendo altre armi, se le indagini cliniche sono negative, lo manda a fare stretching, posturale, palestra generica, pilates, e altri.
Chi si accinge a prenderlo in carico deve fare molta attenzione e trattare la situazione con il massimo rispetto.


Bisogna pensare che il problema non è quasi mai dove si manifesta, specie se non sparisce con farmaci e fisioterapia.
E se ci si mette a fare ginnastica posturale, stretching ed altra attività basandosi solo sulla posizione che assume la colonna lombare nelle tre dimensioni dello spazio si fa un errore grossolano.

Quello è solo il punto di arrivo, per cominciare bisogna fare la valutazione, i piedi sono in appoggio esterno o interno? La colonna lombare e appiattita o molto curva? Le scapole addotte o abdotte? La testa in che posizione è? La respirazione è di tipo inspiratorio o espiratorio?

A valutare queste piccole cose ci si impiega 5 minuti dopo di che già si ha un’idea da dove iniziare, e la regola è:

Lavora prima lontano dall’area bersaglio, poi vai sull’area bersaglio, ed infine vai di nuovo lontano dall’area bersaglio. Il cliente deve lavorar in assoluto confort ed equilibrio.

 Essendo l’insieme maggiore delle parti non si può prescindere dall’armonizzare l’intero corpo.

Andare a lavorare sull’area colpita dal sovraccarico può danneggiare ulteriormente le strutture, già sotto continuo stress.

Chi non ha il compito di guarire ma solo di essere custode della salute e della performance vitale deve avere una maggiore attenzione a preservare l’integrità strutturale. I vecchi concetti di allungare, rafforzare ecc. fanno parte del passato, bisogna usare la testa e il rispetto delle strutture, può significare dare il benessere ad un soggetto normale o allungare la carriera ad uno sportivo.

Se la lordosi dovesse essere eccessiva, la prima ipotesi è quella di appiattirla allungandola magari con delle posture a squadro.
Errore, non funziona sempre così, bisogna capire, prima di iniziare, da cosa è generata la lordosi e dove si localizzano le maggiori rigidità. Forse la lordosi in quel momento  ci deve essere perché ha uno scopo funzionale all'nterno dell'intera struttura, e limitarla può modificare la struttura complessiva in modo da generare altri problemi.

Stesso discorso se la lordosi dovesse essere appiattita, cercare di ripristinarla correttamente potrebbe creare molti problemi.

La logica vuole un progetto che tenga presente le necessità del cliente al momento e quelle future. Un piano di lavoro che permetta al cliente di trovare il suo equilibrio lontano dal sovraccarico.




A volte basta poco, un bite, un paio di solette posturali, spesso non bastano, allora devi lavorare assieme al cliente per cercare la soluzione di un rebus di cui solo lui conosce i termini.
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venerdì 11 dicembre 2009

valutazione critica della performance

Quando si fanno dei test o si analizzano dei lavori o delle gare, la valutazione critica dei dati è esseziale, altrimenti si rischiano degli errori grossolani.

Alcuni strumenti per l'analisi dei test li ho già elencati nei post "i test di valutazione della performance" e "valutazione dei test " ma osservando alcuni colleghi all'opera e ascoltandone le conclusioni su test svolti e allenamenti analizzati mi è venuto un dubbio:

Ma cosa si cerca?

Un esempio, se prendo una busta di legumi e cereali, sai di quelle buste per fare le zuppe, posso analizzarla in più modi, uno molto usato, e purtroppo anche in ambito scientifico, è la ricerca del fattore noto, ovvero voglio trovare solo le lenticchie rosse, e quindi scarto tutto il resto e conto solo le lenticchie rosse, e al termine della ricerca, potrò dire che in 500 grammi di misto cereali c'erano 116 lenticchie rosse.

Quindi penso di essere uno bravo perché ho trovato le lenticchie rosse. Era proprio quello che cercavo!

Però se voglio essere un po' più bravo devo fare diversamente, ovvero posso pesare le lenticchie rosse, e posso misurarle, alla fine avrò ottenuto diverse medie, deviazioni standard ecc. che riguardano la presenza di quel tipo di lenticchie, e penserò di essere ancora più bravo.....

Errato, ho cercato qualcosa di specifico e mi sono limitato a misurarlo, senza curarmi del resto.

Se avessi fatto lo stesso in campo, durante una partita e l'oggetto fosse stata la frequenza cardiaca, avrei misurato la frequenza, la statura, il peso ed il numero di soggetti, il risultato anche se interessante sarebbe stato poco utile. Mi sarebbero mancati molti altri dati interessanti.

Se invece, tornando alla busta per la zuppa, analizzo il contenuto, magari scoprirò che ci sono lenticchie verdi, farro, riso, ecc. nelle quantità x, che il farro peserà un tot ed altri dati.
il quadro sarà più completo e magari comincerò a capire che se ci sono 116 lenticchie rosse, queste sono in rapporto con 300 chicchi di riso, e 187 lenticchie verdi, ecc.

Ora finalmente sto iniziando ad analizzare, e non limito la ricerca a ciò che mi interessa, e scopro di non essere così bravo come pensavo.

Non è solo merito delle lenticchie rosse se la zuppa ha quel sapore, ma dal mix di elementi.

Tornando alla nostra partita, se inizio a misurare la frequenza cardiaca, devo misurare quanto tempo si corre e quanto si sta fermi, che tipo di lavoro stanno facendo e per quanto tempo quando corrono e quanto stanno fermi, se la frequenza sale in determinate occasioni e scende in altre, così non farò errori di progetto e di valutazione. O ne farò meno.

Mi è capitato di vedere degli allenamenti che venivano spacciati per progetti ben riusciti, effettivamente le frequenze target erano rispettate però.... analizzando bene i grafici e rivedendo tempi e esercitazioni accadeva che le esercitazioni proposte facevano salire la frequenza durante la fase di recupero attivo, mentre si manteneva bassa durante la fase specifica.

Anche se la frequenza era rispettata, il lavoro meccanico per produrla non era quello adeguato, anzi era quello dannoso, perché molto differente da quello specifico della prestazione.

La regola deve essere, misura tutto, metti in relazioni tra di loro i dati e confrontali.

Così si impara, dividendo la lenticchia dal farro, a riconoscere gli elementi e il valore che hanno all'interno del contesto.

Ancora una cosa, se mi inviti a pranzo, niente zuppa.
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giovedì 10 dicembre 2009

preparazione, duro lavoro, fallimenti.

 Nella frase seguente di Colin Powel c'è racchiusa gran parte dell'essenza del lavoro che si va a compiere su noi stessi per ottenere il successo.
“Non ci sono segreti per il successo. È il risultato di preparazione, duro lavoro ed apprendimento dai fallimenti.”

La preparazione è il complesso di cognizioni o di esperienze in un determinato campo ed è l'unico modo per assicurarsi la costanza nell'alta prestazione.

Essere preparati intellettualmente significa avere studiato, studiare ora e sapere di dovere studiare domani, dopodomani e ancora oltre. Per sempre.

Essere preparati dal punto di vista organico significa sviluppare tutte le capacità motorie e continuare ad allenarle come se ne fossimo sprovvisti.

Il duro lavoro, è l'essenza del successo, non c'è possibilità di riuscita senza questa componente, in qualunque campo, il talento quando presente è sprecato ed esaurisce ben presto le potenzialità se non è supportato dal duro lavoro, che spesso è correlato a sudore, lacrime e sangue.

La chiave di tutto è apprendere dai fallimenti. Valutazione e analisi uniti alla preparazione intellettuale portano alla conoscenza. Il metodo che scaturisce dalla valutazione dell'errore è la via alla performance. Più fallimenti più valutazione critica dei risultati (dati). Fare l'avvocato del diavolo è utile e facilita la crescita. Negare le evidenze e cercare attenuanti la affossa.

Goditi la tua fatica ..... e anche di quelli che fai faticare.
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mercoledì 9 dicembre 2009

mangiare meno per vivere di più?

La restrizione calorica viene presentata da alcuni scienziati e da gruppi dei loro proseliti come una delle necessità per allungare la vita oltre il "normale", si, per vivere di più basta mangiare meno ..... forse.

nell'interessante  post che trovi qui, pubblicato su Estropico blog è possibile leggere una disamina su alcuni degli ultimi studi in materia.

Che funzioni sugli animali da laboratorio è risaputo, ma sugli esseri umani ha gli stessi risultati? Mantenendo livelli di mobilità adeguati?

Alcune considerazioni.

I due ormoni principali da monitorare sono insulina e glucagone, (effettivamente anche testosterone e cortisolo sono da controllare) se in regime di restrizione calorica oltre ad abbassare la quantità di alimenti si lavora sull'equilibrio di questi due ormoni i risultati in termini di salute e benessere non dovrebbero mancare.

  Non conoscendo le dinamiche alimentari delle "cavie volontarie", riportato nello studio che puoi leggere qui del Human Calorie Restriction Studies Continue Apace. non è possibile considerare quanto influiscano sulle analisi, certo se l'ultimo pasto è stato dato in serata, ed era a base glucidica, è facile provocare un picco glicemico, e ritrovarselo nelle analisi del mattino.

Come, anche è possibile che in regime di restrizione calorica, l'insulina che è un potente mezzo di captazione delle sostanze nutritive sia in circolo proprio per cercare di catturare più riserve energetiche possibili.


E' grazie a questo meccanismo che siamo sopravvissuti all'epoca dei cacciatori raccoglitori, quando mangiare non era una costante, e grazie a questo meccanismo che stiamo soccombendo all'obesità in un'epoca di abbondanza alimentare.

Quello che fa pensare è proprio il livello basso di testosterone, certo se si misura il testosterone a dei runner da lunga percorrenza è difficile trovarne molto. Anche in questo caso la misura del rapporto testosterone/cortisolo è importante, solo un valore ha poco significato.

La restrizione calorica può essere una soluzione, solo se all'interno di un sistema che preveda una dinamica degli alimenti corretta, che usi alimenti e orari di assunzione degli stessi che rispettino le naturali esigenze dei cicli ormonali. Un esempio, il Gh è rilasiato soprattutto di notte, ed è inibito dagli zuccheri, ergo l'ultimo pasto non dovrebbe prevederne tantissimi o affatto, se si vuole massimizzare l'effetto del Gh.

Per vivere di più oltre a questo è necessario un regime motorio adeguato che abbia come scopo l'efficienza energetica e che non può essere svincolato da un piano di assunzione di antiossidanti.

Minore consumo, meno calorie inutili, più antiossidanti e forse c'è la facciamo a goderci qualche anno in più.

Ha le ricerche. Che bella cosa, forse è meglio misurare, sempre, senza avere un'idea del risultato.....
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martedì 8 dicembre 2009

Crampi e contratture ai polpacci, recupero rapido.

Ultimamente sono in parecchi che mi chiedono cosa fare con  le contratture ed i postumi dei crampi ai polpacci, i commenti sono: ho i polpacci di pietra, si sono induriti improvvisamente e così sono rimasti, li ho completamente contratti. Ecc.  Ecco alcuni semplici consigli per recuperare prima questa fastidiosa evenienza.

E' d'obbligo il controllo medico, poi se tutto è ok, puoi procedere.

N° uno, scaricare la catena miofasciale posteriore, basta mettere un piede su una pallina di gomma dura e fare scorrere la pianta per una decina di minuti, e così si ottiene un piccolo sbocco di tutta la catena e il conseguente rilassamento.


La seconda cosa da fare è decomprimere i tessuti.  Come si fa? Comprimendoli, con la tecnica del matterello come indicato nel post "postura migliore senza spendere soldi" che trovi qui.
Questa tecnica eseguita di sbieco, dall'alto verso il basso come i rami di un albero di Natale darà già ottimi risultati.

E se sei solo? 

Semplice, utilizzando un tubo da canalizzazione, lo si trova nei negozi di idraulica, bello robusto, con un diametro di 10, 15 cm e lungo una cinquantina, o un parabordo da nautica,  ci si siede per terra e poggiando il polpaccio sul tubo ci si rotola sopra, cambiando continuamente angolo, dopo 10 minuti il polpaccio avrà ritrovato un pò della sua naturale elasticità. Nel post : "lavoriamo sui muscoli stretching e massaggio" che trovi qui. Troverai maggiori notizie.

Ma non basta, il polpaccio o meglio il tricipite surale, lavora assieme ai quadricipiti ed al gluteo. sarà bene allungare e molto questi due muscoli, utilizzando diversi angoli di stretching.

 Ancora non basta, se vuoi migliorare le cose devi fare gli mpacchi d'argilla, per come si preparano gli impacchi puoi consultare il post che trovi qui "argilla per i piccoli acciacchi" ed applicare l'argilla la notte per decongestionare l'area.

Per adesso basta questo, poi passeremo a sistemi più diretti.
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venerdì 4 dicembre 2009

Obesità, dimagrimento...... fatica




Questo post vuole essere solo una raccomandazione.
Qundo si parla di obesità ci si riferisce ad un ampio range di possibilità, si può passare dai 15 chilogrammi di sovrappeso ai 100, 150 o anche oltre. Il dimagrimento in questi casi non è semplice, però vale la pena di fare questa fatica.

Quando un grande obeso decide di dimagrire e ottiene lo scopo con immaginabili sacrifici e stress, può capitare che dopo qualche tempo assieme alla vita ritrovata,  voglia intreprendere le attività che fino a poco tempo prima gli erano negate. Questo punto coincide con un periodo in cui si comincia ad affrancare dallo staff medico che lo ha seguito fino a quel momento.

Qui è il momento di stare attenti. Senza allarmarsi bisogna fare le bene cose, non sempre le persone a cui ci si rivolge sono qulificate a seguire un programma post dimagrimento.

Quei chili che si sono portati per lungo periodo sono spariti, come aver tolto uno zaino pieno di sacchetti di sabbia, uno dopo l'altro i chili di troppo sono andati via, il mondo è di nuovo a portata di mano, si tendrà a strafare, dopo il primo periodo di stanchezza dovuto alla restrizione calorica, si comincerà a fare tutto e più di tutto, certo passare dall'immobilità o quasi alla normalità tutto sembra facile, dopotutto con 100 o più chili in meno, si vola.

Quindi non dimentichiamo però tutti gli anni passati con quei chili, anni fatti di sedie, letti e divani, anni in cui il cuore faticava a lavorare per i chili in più non programmati all'origine.

Quello del  tempo e della pazienza è un argomento spinoso, è imperativo programmare per almeno due anni il post dimagrimento, una programmazione eseguita con metodo scientifico che prenda in considerazione tutte le attività quotidiane, se fatto in questo modo si massimizzano i benefici e si minimizzano i rischi. I due anni servono a riprogrammare la memoria del corpo e permettere al cuore di trovare un equilibrio senza essere stressato prima dai chili e dopo dal surplus di attività.

Quindi, Godetevi la Nuova Vita.


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mercoledì 2 dicembre 2009

i due problemi della preparazione

I preparatori affrontano due tipi di problemi.
  1. la vicinanza della preparazione con la medicina
  2. la lontananza della preparazione dalla medicina.
Se ci pensi un attimo ti accorgi di quanti punti in comune si pensa che abbia la preparazione con la medicina: anatomia, fisilogia, biologia, chimica, tanto da pensare che tutto possa quasi essere risolto in modo "medico".

Ma mentre stai pensando di fare così e di aver trovato il classico uovo di Colombo, ti accorgi di quanto la preparazione sia lontana dalla medicina.

Ma perchè ci sono tanti medici a parlare di allenamento?
E perchè ci sono tanti preparatori a scimmiottare i medici? 

Se uno viaggia in aereo non è detto che sia un pilota!

La medicina ci prova a migliorare il processo di allenamento, quasi sempre fallisce miseramente, altre volte prende scorciatoie......

Il preparatore ci prova a somministrare allenamenti ed ottenere risultati costanti  ripetibili, però non riesce a farlo, a dalle alte vette cade, a volte, nelle vallate delle sconfitte.


L'allenamento non è un farmaco. L'atleta non è un malato. Quando cominceremo a trattare il processo di allenamento nel giusto modo forse avremo risolto il problema.


Molti di noi non hanno le idee chiare, cambiano spesso idea, pensano di fare poco, pensano di aggiungere questo o quello ecc. Hanno idee di altri....

Il mio consiglio è trattare l'allenamento in modo semplice, con un progetto che va seguito e monitorato, verificato costantemente e alla fine analizzato. Se trovi una buona esercitazione, non ti accontentare, provala, studiala, analizzala e poi metila nella tua borsa degli attrezzi, ma fallo solo dopo averla vissuta da tutte le angolazioni.

Non confondere il nostro lavoro con quello di un medico, anche se usi i suoi strumenti.
Non confondere il nostro lavoro con nessun altro, rischi di renderlo sterile.

Un preparatore  deve essere pragmatico, analizzare la prassi e renderla scientifica.

Il confronto è fondamentale! se non c'è la possibilità, fare l' avvocato del diavolo con se stessi non è utile, è necessario.

Ora al lavoro.
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venerdì 27 novembre 2009

Dopo la partita, valutiamone il carico fisico.

Lo spunto di valutare il carico fisico dopo la partita arriva dalle dichiarazioni di Leonardo dopo l’ultima partita di coppa, gli avversari hanno avuto  48 ore di recupero in più rispetto alla sua, e questo ha giocato secondo il tecnico a loro favore. Con moduli molto dispendiosi, ma anche con gli altri sistemi di gioco il recupero diventa fondamentale.

Ma come gestirlo?


Tornando per terra, tra gli umani, in una giornata critica come il martedì non sempre il calciatore ha recuperato la fatica del game precedente, e può capitare di incorrere in infortuni o allenarsi male perché non si è ancora ripreso dalla stanchezza o da qualche piccolo trauma muscolare (a volte i fastidi muscolari appaiono a 24, 48 ore dal termine dell’attività intensa), che fare quindi?

Una soluzione

La soluzione potrebbe essere l’analisi della partita, uno scout che indichi il lavoro svolto in campo dal singolo giocatore, corroborato da una valutazione video e da una scala numerica su cui assegnare un punteggio alle varie azioni svolte.

Una match analisys abbastanza semplice da fare. Per un club ben strutturato è semplice assegnare  a quattro collaboratori 2 o tre giocatori da controllare a video il lunedì mattina. Per società meno importanti i tecnici del settore giovanile possono eseguire il compito.

Un lettore dvd, un cronometro ed un notes sono gli strumenti necessari, si fa partire il cronometro all’inizio della partita e si segnano, ad ogni azione compiuta, tempo, intensità e metri, e un eventuale colonna può essere lasciata per evidenziare, colpi o eventi traumatici. 
La scala di valori per l’intensità potrebbe andare da 1 a 6 con il valore minimo indicante lo stato di stop e il massimo gli sprint,  accanto ai valori di intensità si possono segnare i metri approssimativi percorsi.

Diventa facile

 Dopo qualche partita il sistema diventerà abbastanza preciso da poter dare al tecnico le giuste informazioni per programmare gli allenamenti del martedì e del mercoledì tenendo conto dell’analisi effettuata e delle sue considerazioni.

Per chi è meno avvezzo a questo tipo di ragionamento, qualche esempio:
 fare un lavoro che implichi molti lanci o tiri in porta il martedì potrebbe essere per qualcuno deleterio.
Esercitazioni sulla potenza aerobica per chi magari ha corso 12, o 13 km nella partita precedente e magari per il 2% del tempo totale ha fatto scatti di 15 o 20 metri massimali sarebbe rischiosa perché difficilmente i processi di recupero e riparazione sarebbero terminati.

Il sistema ha un grande vantaggio, fa crescere i collaboratori, molto impegnati spesso nel leggere tecnica e tattica e poco avvezzi all’analisi delle corse e della realtà fisico/tecnica.

Può essere un’idea, provaci.
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giovedì 26 novembre 2009

Adattare fartlek ed intermittente nel calcio

In alternativa ai lavori intermittenti, ogni tanto, si possono usare degli intermittenti adattati, e cioè una via di mezzo tra un fartlek ed un intermittente. Non sarà preciso al  millesimo come un intermittente "vero" ma fa il suo sporco lavoro, sia come alternativa per non essere noiosi, che per risolvere al volo delle situazioni di allenamento non programmato in precedenza.

La cosa più semplice, è utilizzare le linee del campo, e conoscendone approssimativamente le lunghezze con rapidi calcoli si possono organizzare dei lavori interessanti. Sapendo che un punto da A a B misura 9 metri, ad esempio, so che se li percorrono in 2 secondi la velocità sarà di 4,5 metri secondo e cioè un po' più di 16 km/h. o che la linea dall'angolo a metà campo misura 50 metri, per percorrerla sempre a 16,2 km/h devo impiegarci 11 secondi circa.

Avendo un'dea di massima del gruppo da allenare, si fissano la velocità target, più  una leggermente più lenta ed una leggermente più alta. Facciamo finta di essere in serie A (magari) e che la velocità target sia di 16 km/h che corrisponde al 5% circa delle corse fatte  durante la partita, quindi avrò la velocità base di 4,5 m/s,(16,2 km/h) velocità più bassa, 3,8 m/s, (13,8 km/h) e una velocità più alta a 5 m/s (18 km/h).

Quindi i famosi 9 metri li potrebbero percorrere in due secondi a o in due secondi e tre decimi o un secondo e otto decimi. I 50 metri invece sarebbero percorribili in 11 secondi, o in 13, o ancora in dieci secondi. Se metto i giocatori in fila, il primo farà uno e otto e l'ultimo 2,3. Se invece si usa un altro sistema, posso decidere la velocità a secondo della lunghezza del percorso.

Torniamo  alle linee del campo, si organizzano mentalmente dei percorsi con molti cambi di direzione e di senso, con durate complessive dai 10 ai 20 secondi e recuperi analoghi, per sessioni da 8 minuti da ripetere per 2 o tre volte.

Esempio: area piccola del campo, diagonale, lato corto, diagonale, lato corto. ovvero 11+ 5,5+ 11 +5,5 per un totale di circa 33 metri, che si possono percorrere a 16 km/h in circa 8 secondi (attenzione la velocità relativa è più alta ci sono 4 cambi di direzione e 4 ripartenze.
il recupero può essere di 20 secondi, si ripete il percorso 4 volte e ci ritroviamo a lavorare per un minuto e 40".

Subito dopo l'ultimo recupero  si passa all'area più grande e si può correre lungo un triangolo formato dal lato breve dell'area, dal lato lungo e dalla diagonale che riporta al punto di partenza, in tutto  poco più di 90 metri, che su possono percorrere alla velocità base, in 20 secondi, con un recupero di 20 secondi di passo e ripetendolo per 6 volte si lavora per ulteriori due minuti e 40.

Lavorando in questo modo è possibile gestire distanze e tempi in modo semplice, se ci si prende la mano diventa facile gestire percorsi sempre diversi e richiedere velocità diverse, ricordando che una partita di calcio professionistico di corre per il 10 % del tempo tra i 16 ed i 21 km/h che gli sprint massimali, quelli tra i 24 ed i 30 km/h sono pochi e per pochi metri, 15, 16 metri in media e rappresentano meno dell' 1 % del tempo.

Se si riesce a gestirlo può essere un buon lavoro. Si può svilupparlo ulteriormente rendendolo più razionale con velocità che rispecchino quelle tipiche delle "zone" calde della partita.

Buon Lavoro
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